Questa mattina, nella cappella del cimitero, si è tenuto l’ultimo saluto per il neonato. Le esequie, officiate dal vescovo Satriano, hanno visto la partecipazione anche del sindaco Leccese: “Lo chiameremo Angelo”. Molti cittadini hanno voluto posare un fiore nel luogo della sepoltura.
Un tributo commovente
Alcuni poggiano un fiore, altri un piccolo palloncino blu a forma di cuore, e c’è chi porta una candela accesa o una statuetta con due angeli, accanto alla corona di fiori bianchi e rossi donata dal Comune di Bari. Alcune donne si fermano a recitare una preghiera insieme, “per questo povero bimbo, scomparso così, solo”. Questi sono i cittadini che questa mattina, nel cimitero monumentale, hanno voluto unirsi per dare l’ultimo saluto al neonato trovato privo di vita il 2 gennaio scorso, nella culla termica della chiesa di San Giovanni Battista, a Poggiofranco.
Una cerimonia di grande ripercussione
La messa funebre, celebrata dall’arcivescovo di Bari, monsignor Satriano, è iniziata intorno alle 9, anticipando l’orario inizialmente previsto. Alcuni cittadini, pur non avendo potuto partecipare all’evento, si sono raccolti accanto alla tomba per offrire un pensiero e una preghiera al piccolo, ribattezzato ‘Angelo’. Un nome scelto, ha spiegato il sindaco Leccese, presente alla celebrazione, che riprende le parole con cui l’arcivescovo ha concluso l’omelia: “Riposa in pace, piccolo fratello, angelo che hai toccato profondamente le nostre vite”.
Riflessioni sul tragico evento
“Quello che è successo – ha dichiarato il primo cittadino – rappresenta una tragedia che ha colpito profondamente la nostra comunità. Oggi ci troviamo, con grande tristezza, a unirci per dare l’ultimo saluto a questo bambino, sperando che episodi simili non si ripetano mai più. Auspico che questo dramma ci spinga a prestare maggiore attenzione e a prenderci cura della vita, soprattutto quando è più vulnerabile, offrendo aiuto concreto a chi vive in difficoltà. Eventi come questo non devono essere solo segni di dolore, ma anche occasioni di riflessione e cambiamento. Come ha detto l’arcivescovo Satriano durante l’omelia, tutti dobbiamo chiedere scusa per la nostra incapacità di guardare oltre e per le nostre mancanze”.
Il dolore condiviso
“È un momento di dolore e lutto in cui ogni parola risulta superflua e persino dannosa”, ha commentato il vescovo Satriano al termine della cerimonia. “È qualcosa che ci porta a riflettere, poiché un luogo concepito per la vita è diventato una trappola mortale. Questo non può che rattristarci tutti. Il mio pensiero va soprattutto alla madre che ha visto nella culla un’opportunità”.
Un sentimento di comunità
“Siamo qui per lui, per questo bambino che è come se appartenesse a tutti noi”, dice una donna fermandosi vicino alla sepoltura. “Lo hanno chiamato Angelo, un angelo sfortunato. È orribile pensare a quello che ha vissuto, partendo nella fame e nel freddo, da solo. Penso alla madre, che avrà le sue ragioni, ma ora sta affrontando un dolore ancora maggiore”. “Da mamma, ho il cuore spezzato”, afferma un’altra donna. “Speriamo che si possa fare in modo che in situazioni simili i bambini possano essere veramente protetti e lasciati in luoghi sicuri”.
