Il provvedimento riguarda una serie di beni appartenenti a Carmine Fratepietro, il quale era gia stato soggetto a confisca in un precedente caso legale. I beni in questione includono due splendide ville ad Andria e tre terreni ubicati a Trinitapoli.
Sequestro dei beni da parte delle autorità
I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Bari, su impulso della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA). Il destinatario di tale provvedimento è Carmine Fratepietro, nato nel 1978, conosciuto per la sua serie di reati che spaziano dal riciclaggio alla rapina e al porto illegale di armi.
Valore degli asset confiscati
Il valore totale dei beni soggetti a sequestro ammonta a circa 1,3 milioni di euro e comprende due ville di lusso situate ad Andria e tre appezzamenti di terreno a Trinitapoli, nella provincia di Foggia. È rilevante notare che questi beni erano già stati precedentemente confiscati, sebbene in modo non definitivo, in un altro processo penale.
Attività criminosa di Fratepietro
Carmine Fratepietro è stato coinvolto in diversi crimini, tra cui rapine a furgoni portavalori. Nello specifico, è stato giudicato colpevole di aver fatto parte di un gruppo di individui che nel febbraio 2016 hanno attaccato un furgone sulla statale 16, nei pressi di Trinitapoli, riuscendo a rubare 725 mila euro da un carico di quasi 3 milioni di euro. L’assalto è stato caratterizzato da una pianificazione molto elaborata, inclusa l’uso di veicoli e mezzi pesanti rubati ed incendiati per bloccare le vie di fuga, oltre a chiodi artigianali disseminati lungo la strada per rallentare le eventuali inseguitrici.
Ulteriori crimini
Fratepietro è stato inoltre riconosciuto colpevole di essere parte di un gruppo di 15 persone coinvolte il 4 dicembre 2016 in un assalto a un caveau di una società di vigilanza a Caraffa (CZ), in cui furono sottratti 8,5 milioni di euro, realizzato con l’aiuto di un’escavatrice equipaggiata con un martello pneumatico. Tale azione sarebbe avvenuta con il presunto consenso di clan della ‘ndrangheta calabrese.
In un altro caso, il 19 ottobre 2015, ha partecipato a un’ulteriore rapina a un furgone portavalori a Bari, lungo la statale 16, in compagnia di complici armati di kalashnikov. In questa occasione, furono sottratte diverse centinaia di migliaia di euro da un mezzo che trasportava denaro proveniente da diversi istituti bancari, diretto verso la Banca d’Italia.
Indagini patrimoniali e discrepanze economiche
Il sequestro dei beni è stato attuato a seguito di indagini patrimoniali condotte dalla Sezione specializzata del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bari, che hanno mappato i guadagni del nucleo familiare di Fratepietro, mettendo in luce un’ampia discrepanza tra il suo tenore di vita e i redditi dichiarati. Queste indagini hanno rivelato prove che suggeriscono che il patrimonio fosse di origine illecita, in gran parte derivante dalle rapine ai danni di furgoni portavalori.
