I militari, a conclusione di un’intensa e articolata indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo pugliese, hanno messo in atto un provvedimento di custodia cautelare.
Arresti nel caso di Antonella Lopez
I carabinieri hanno tratto in arresto due individui nell’ambito delle indagini relative all’omicidio di Antonella Lopez, giovane di 19 anni, tragicamente uccisa per errore durante una sparatoria avvenuta nella discoteca Bahia di Molfetta il 22 settembre scorso.
Detenzioni e accuse
L’operazione dei militari, condotta sotto l’egida della Direzione Distrettuale Antimafia, ha portato all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Eugenio Palermiti, nipote del noto boss, e di Savino Parisi Jr. I due sono accusati di detenzione e porto illegale di armi da fuoco, aggravate da modalità mafiose e dalla loro partecipazione attiva all’evento criminoso.
La dinamica della sparatoria
Le indagini della DDA hanno già comportato l’arresto di Michele Lavopa, accusato di aver esploso sette colpi che hanno causato la morte della ragazza e ferito gravemente quattro giovani, tra cui Eugenio Palermiti Jr. Secondo le ricostruzioni, un gruppo di giovani di Bari, comprendente Palermiti, sarebbe entrato nella discoteca in modo irruento e senza pagare, superando la barriera di sicurezza gestita dai buttafuori. Dopo l’ingresso, il gruppo ha incontrato Michele Lavopa, con cui aveva precedenti contrasti. Gli inquirenti riferiscono che la situazione è rapidamente degenerata: Palermiti avrebbe portato la mano alla cintura o alla tasca, spingendo Lavopa a estrarre la pistola e a sparare verso la folla. I colpi hanno colpito Antonella Lopez, Palermiti e altri tre ragazzi, tutti gravemente feriti e successivamente trasportati al Policlinico.
Riscontri e ulteriori armi
Le indagini hanno fatto emergere prove significative contro Lavopa e Palermiti, indicando che quello stesso notte anche Palermiti fosse armato all’interno del Bahia. Dopo la sparatoria, l’arma di Palermiti è stata successivamente nascosta e non è mai stata rinvenuta. Inoltre, sono emerse ulteriori informazioni sulla detenzione di altre due armi da fuoco, una delle quali sarebbe stata portata mesi prima in un altro locale, il ‘Divinae Follie’ di Bisceglie, con la presunta complicità di Savino Parisi Jr., il quale avrebbe beneficiato dell’aiuto di alcuni buttafuori per evitare controlli della Polizia.
Un fenomeno preoccupante
Gli investigatori sottolineano che le circostanze che hanno portato a questi eventi si inseriscono in un contesto più ampio e allarmante. Si evidenzia un’abitudine tra i giovani frequentatori di locali notturni di Bari e aree limitrofe, spesso appartenenti a famiglie con storie di criminalità, di portare armi e di affrontarsi apertamente con altri gruppi per affermare la propria autorità e generare paura in chi, pur frequentando gli stessi luoghi, non è coinvolto in dinamiche mafiose. Infine, gli investigatori rimarcano la preoccupante facilità con cui le armi vengono introdotte nei locali notturni.
