Sono circa mille a livello regionale, di cui 200 impiegati presso il tribunale e la corte d’appello di Bari, i lavoratori precari che svolgono un ruolo di ponte tra i magistrati e gli uffici di cancelleria, con molteplici responsabilità legate al funzionamento del processo. “Abbiamo tutti superato un concorso, ma il nostro contratto terminerà a giugno 2026”.
Manifestazione del personale giudiziario a Bari
Una quarantina di lavoratori dei tribunali e delle corti d’appello ubicati in Puglia hanno partecipato a un sit-in indetto dall’Usb pubblico impiego nella giornata di venerdì 31 gennaio, data in cui si svolge anche uno sciopero presso gli uffici di Bari. “Parliamo di un gruppo molto eterogeneo – sottolinea Angelo Ferrarese, segretario regionale del sindacato – con circa mille persone attive a livello regionale, di cui 200 nel capoluogo”. A livello nazionale, i numeri indicano un totale di circa 12.000 lavoratori e lavoratrici precari, ci informano i dati sindacali, con solo la metà di loro che potrebbe essere stabilizzata; si prevede che 3.000 persone verranno assunte tramite la legge finanziaria e altre 3.000 in base ai piani di reclutamento del ministero per il periodo 2026-2029. Queste figure rappresentano un elemento cruciale per il funzionamento del sistema giudiziario, una situazione già evidenziata dal presidente della Corte d’appello di Bari, Franco Cassano, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario; questi lavoratori hanno funzioni di coordinamento tra giudici e uffici, occupandosi di calcoli relativi alla procedibilità, alla prescrizione e della stesura di bozze di sentenze.
Le preoccupazioni dei lavoratori precari
I timori dei manifestanti riguardano la precarietà del loro attuale contratto, che scade a giugno dell’anno prossimo. Essi sperano che il governo confermi la tanto attesa stabilizzazione, di cui non ci sono attualmente conferme. “Abbiamo superato un concorso – ricorda Daniele Congedi, impiegato a Lecce – alcuni di noi lo hanno fatto tre anni fa con il primo scaglione, mentre altri solo sei mesi fa. Di conseguenza, teoricamente, abbiamo tutti i requisiti per essere stabilizzati”. Questa sicurezza per il futuro è ciò che una delegazione intende richiedere nel corso di un incontro con il prefetto Russo. “Questo personale precario ha, fino a oggi, sostenuto l’intero sistema giudiziario italiano – conclude Ferrarese – senza questo ulteriore supporto, non diciamo che potrebbe andare in crisi, ma sicuramente subirebbe significativi rallentamenti”.
