Il procuratore aggiunto della Dda di Bari, Francesco Giannella: “La norma che punisce la detenzione di apparati cellulari in carcere è inoffensiva e priva di efficacia”
Il Traffico di Droga dal Carcere
Secondo le indagini condotte dalla procura di Bari, il traffico di sostanze stupefacenti sarebbe stato gestito direttamente da alcuni detenuti all’interno del carcere, tramite l’uso di telefoni cellulari. Questo aspetto è emerso durante una conferenza stampa tenutasi oggi dalla Dda di Bari, in relazione all’operazione che ha portato all’arresto di 22 individui. Gli inquirenti hanno identificato ben 67 capi d’imputazione, con particolare attenzione rivolta a Noicattaro e ai comuni vicini come Gioia del Colle, Triggiano, Capurso, Bari e Fasano.
Le Imputazioni
Nell’ambito delle indagini sono emersi reati gravi, quali associazione mafiosa, associazione per traffico di stupefacenti, tentati omicidi e numerosi crimini legati alla droga e alle armi. Sono state documentate violazioni come l’accesso illecito a comunicazioni da parte dei detenuti, oltre a diverse altre accuse, inclusa una resistenza a pubblico ufficiale.
I Risultati delle Indagini
L’operazione di oggi rappresenta il culmine di una lunga e complessa indagine condotta dalla locale Dda e dalla sezione Gico del Nucleo Pef di Bari. Da questa indagine è emersa l’attività operativa del “clan Misceo”, con base a Noicattaro e ramificazioni nelle aree limitrofe, mentre attualmente il centro decisionale sembra risiedere all’interno del carcere di Napoli-Secondigliano.
Le Modalità di Operazione
Le investigazioni hanno rivelato come il clan fosse in grado di mantenere un canale di comunicazione stabile proprio dal carcere, sfruttando telefonini non autorizzati per coordinare le attività illecite. L’organizzazione si occupava della gestione della cassa comune, del supporto economico per i membri detenuti e della pianificazione delle attività di traffico di droga.
Struttura Organizzativa e Controllo del Territorio
Secondo le tesi accusatorie, l’associazione mafiosa era ben organizzata, con risorse finanziarie e materiali significative e un sistema di contabilità simile a quello di un’impresa. Il clan esercitava un controllo capillare sul territorio di Noicattaro, creando un clima di timore e omertà tra i cittadini, per garantire così la prosecuzione delle loro attività criminali e gestire alcune attività economiche tramite prestanome.
Conflitto con Altri Clan
È emerso anche che questo gruppo ha ingaggiato battaglie con altri clan locali, come quello di Annoscia, per il controllo di case popolari e piazze di spaccio. Questa rivalità è culminata in un tentativo di duplice omicidio avvenuto nel marzo 2021 in una zona centrale della città di Noicattaro. Le indagini sono state supportate dai Carabinieri che hanno raccolto prove video del crimine.
Rete di Spaccio e Metodi di Vendita
Il sodalizio ha messo in atto una rete di spaccio strutturata, operando 24 ore su 24 in alcune vecchie abitazioni del centro di Noicattaro, dove venivano stoccati ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti. La modalità di vendita si basava su richieste telefoniche o a citofono, con la consegna che avveniva tramite il classico “calo di cestini”.
Comunicazione Codificata e Sostegni Economici
Nelle loro comunicazioni, utilizzavano un linguaggio codificato per riferirsi ai vari tipi di droga, definendo la marijuana come “bob”, la cocaina come “giubbotto della Versace”, e così via. Inoltre, il gruppo garantiva assistenza legale e supporto economico ai membri incarcerati, con contributi mensili che variavano da 500 a 1.500 euro a seconda del grado di affiliazione.
Risultati Concreti delle Investigazioni
Nel corso delle indagini, sono stati effettuati numerosi sequestri: circa 5 chilogrammi di cocaina, 16 di hashish, 21 di marijuana, una pistola e 22 proiettili. È stata inoltre avviata l’arresto in flagranza di 7 presunti corrieri della droga e identificati 5 magazzini segreti, noti come “cupe”, destinati allo stoccaggio e alla preparazione delle sostanze per il mercato.
