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Omicidio Benedetto Petrone: la Procura richiede nuova archiviazione


Questo è il caso di un giovane di 18 anni, ucciso nel 1977 durante un attacco di attivisti fascisti. L’Anpi e la sorella di Petrone contestano la decisione.

Nuove sviluppi nell’inchiesta dell’omicidio di Benedetto Petrone

Recentemente, la Procura di Bari ha presentato una nuova richiesta per l’archiviazione dell’inchiesta riguardante l’omicidio di Benedetto Petrone, un giovane comunista di 18 anni assassinato a Bari il 28 novembre 1977 durante un attacco effettuato da un gruppo di militanti di estrema destra. Secondo l’agenzia Ansa, sia l’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) che la sorella di Petrone si sono opposti all’archiviazione. Per questo motivo, il giudice per le indagini preliminari, Gabriella Pede, ha fissato un’udienza per il 9 luglio, in cui si discuterà sulla richiesta di archiviazione.

Riunione del nuovo materiale probatorio

Le nuove indagini sono state avviate nel 2023, quando il giudice, a cui era stata precedentemente fatta richiesta di archiviazione, ha ordinato ulteriori accertamenti. Durante questo processo, sono stati riconosciuti elementi di aggravante, quali la crudeltà e motivazioni abiette legate all’omicidio di Petrone.

Sei indagati e conversazioni intercettate

Sei individui sono stati iscritti nel registro degli indagati, di cui alcuni avevano già ricevuto condanne per favoreggiamento negli anni Ottanta. Dalle intercettazioni telefoniche degli indagati, emergono elementi descritti come “interessanti” in relazione a quanto accaduto nel 1977, tra cui dettagli sul numero di partecipanti all’azione di quel giorno.

Le dichiarazioni della Procura e la risposta della difesa

Nella loro richiesta di archiviazione, il Procuratore Roberto Rossi e la PM Grazia Errede hanno notato che, nonostante ci siano “elementi di fondato sospetto riguardo alla partecipazione degli indagati”, non sarebbe possibile “formulare un’adeguata previsione di condanna” poiché le indagini non hanno fornito ulteriori prove a supporto delle conversazioni registrate. Dei sei indagati, cinque hanno scelto di avvalersi del diritto di non rispondere durante gli interrogatori, mentre il sesto vive in Indonesia e non si è presentato. In un’occasione, uno degli indagati ha affermato di aver già coinvolto membri del governo nella questione.

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Opposizione della parte civile

L’avvocato Michele Laforgia, che rappresenta l’Anpi e la sorella di Benedetto, Porzia Petrone, ha espresso forte opposizione alla richiesta di archiviazione. “Gli indagati devono essere considerati corresponsabili dell’atroce omicidio di un ragazzo indifeso, che non aveva possibilità di difesa a causa di problemi di mobilità”, ha dichiarato il legale, chiedendo al giudice di ordinare alla Procura di formulare accuse di omicidio volontario aggravato contro i coinvolti e di ascoltare ulteriori testimoni.

Il precedente giudizio e la condanna

Nel 1981, Giuseppe Piccolo, l’unico esecutore materiale dell’omicidio, fu condannato a 22 anni di carcere dalla Corte d’assise di Bari, ma la pena fu ridotta a 16 anni in appello nel 1982. Piccolo si suicidò in carcere due anni dopo la sentenza di secondo grado.

Enzo Libudzic
Enzo Libudzic
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