Nove persone sono state riconosciute colpevoli in un procedimento abbreviato per due omicidi verificatisi nel quartiere nel 2017, riguardanti Francesco Barbieri e Nicola De Santis.
Nove persone sono state condannate a pene comprese tra i due e i venti anni di reclusione nell’ambito di un processo abbreviato relativo a due omicidi di mafia avvenuti nel quartiere di Japigia nei primi mesi del 2017, come riportato dall’Ansa.
Le indagini condotte dalla DDA hanno ricostruito che Francesco Barbieri e Nicola De Santis furono assassinati nell’ambito di una faida tra il clan Palermiti e il gruppo guidato da Antonio Busco. Quest’ultimo stava cercando di estendere il proprio controllo su alcune piazze nel quartiere. Secondo le inchieste, Barbieri sarebbe stato ucciso dopo aver iniziato a rifornirsi di droga da Busco, mentre l’omicidio di De Santis sarebbe stato una vendetta per un altro delitto, quello di Giuseppe Gelao, per il quale Busco, ritenuto l’istigatore, è stato condannato all’ergastolo in primo grado.
Il giudice dell’udienza preliminare, Gabriella Pede, ha inflitto venti anni di carcere a cinque imputati: Giovanni Palermiti (figlio del boss Eugenio), Filippo Mineccia, Nicola Parisi, Francesco Triggiani e Raffaele Addante. Mineccia era coinvolto nei due omicidi: nel primo caso collaborò con Gelao (poi assassinato) e Michele Ruggieri, quest’ultimo condannato a 18 anni e 11 mesi. Per quanto riguarda il secondo omicidio, Mineccia ha operato con Palermiti e con Domenico Milella, un ex collaboratore di giustizia già condannato per questa vicenda.
A parte Ruggieri, gli altri imputati hanno avuto un ruolo nell’omicidio di De Santis, ricoprendo il ruolo di complici o ‘vedette’ per monitorare i movimenti del gruppo opposto. Due degli accusati sono stati anche coinvolti nella distruzione di armi, abiti e veicoli utilizzati per i due omicidi.
