Il governo italiano manifesta la sua opposizione alla legge sul salario minimo adottata dalla Regione Puglia. Questa decisione è stata presa durante l’incontro del Consiglio dei Ministri del 23 gennaio scorso, su iniziativa del Ministro per le questioni regionali e le autonomie, Roberto Calderoli.
Dettagli sulla normativa pugliese
La legge in discussione, approvata il 21 novembre, riguarda le “Normative per la Protezione della Retribuzione Minima nei Contratti della Regione Puglia”. Essa stabilisce che i contratti legati alle gare d’appalto devono garantire un compenso minimo non inferiore a 9 euro all’ora. In aggiunta, è previsto che la Regione Puglia indichi nei bandi di gara, secondo le disposizioni dell’articolo 11 del Codice degli Appalti, che il personale ingaggiato nei servizi, lavori e forniture oggetto di appalto pubblico debba essere retribuito secondo il contratto collettivo più pertinente all’attività in questione, stipulato dalle organizzazioni datoriali e sindacali maggiormente rappresentative e tenendo fermo il principio dei trattamenti più favorevoli.
Le criticità sollevate dal governo
Il Consiglio dei Ministri, come riportato nella comunicazione di Palazzo Chigi, ha espresso critiche riguardo alla legge pugliese, sostenendo che alcune delle sue disposizioni incorrerebbero in conflitti con i seguenti articoli della Costituzione: 36, primo comma; 39, quarto comma; 117, secondo comma, lettere l) e m). Tali articoli riguardano in particolare l’ordinamento civile e la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni.
Impugnazione di ulteriore normativa
Oltre alla legge sul salario minimo, il governo italiano ha deciso di impugnare anche un’altra norma, che concerne l’internalizzazione delle residenze sanitarie assistite situate a San Nicandro Garganico e Troia.
